PROVINCIA ITALIANA DEI CARMELITANI
CONVENTI

Provincia Italiana

 

 

PARROCCHIA S. MARIA DELLE VERGINI
Via Pancalducci, 31
62100 MACERATA
Telefono e fax 0733.230025
                                                       

                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                   

LA CHIESA NEL CORSO DEL 1500
 
La costruzione della chiesa va dal 1550 al 1585. Nel 1547 tale luogo di culto fu abbattuto dai Padri Agostiniani del vicino Convento di S. Maria della Fonte, oggi sostituito dal civico cimitero.
Fu fatta salva l’immagine sacra della Vergine che protegge i bambini, datata 1533 e opera del pittore Lorenzo Pittori ( De Carris ) di Macerata; tale immagine era già meta di processioni di vergini. La tradizione racconta che il martedì di Pasqua del 1548 la Madonna apparve ad una bambina, certa Bernardina di Bonino, raccomandandole di dire ai maceratesi che se volevano evitare l'ira divina, dovevano fare digiuni, offerte e processioni alla Sacra Immagine posta in una edicola lungo la strada per Fermo. La cittadinanza non mancò di partecipare all’impresa progettando e finanziando subito la costruzione di una chiesa più grande. Già alla fine dei 1549 questa era ultimata con tanto di portico in legno davanti.
La fama dell'immagine miracolosa si diffuse tanto rapidamente da determinare un grande afflusso di fedeli provenienti da tutto il territorio della Marca ed insieme ad essi si registrarono moltissime offerte in denaro e in natura. La generosità fu tale che si decise di costruire una chiesa ancora più grande, la cui prima pietra venne posta nel settembre del 1550 su progetto dell'architetto militare Galasso Alghisi da Carpi, molto attivo in quel momento nelle Marche.
 
L'impianto architettonico risulta una rilettura dei modello archetipo romano-paleocristiano a pianta centrale, costituita da una croce greca inscritta in un quadrato e sormontata da un' alta cupola. Essa presenta un ordito bramantesco con cappelle disposte in modo simmetrico lungo i quattro lati dei perimetro ed altre che seguono i bracci della croce absidale, uno dei quali è occupato dall'ingresso. Ognuna di queste ultime è fiancheggiata da due cappelle " a scarsella ". Tutte sono decorate a tema, l'esaltazione della Vergine, sulla base di un linguaggio tardo-manieristico di impronta tosco-romana.
Tornando alla storia del tempio, le molte offerte permisero l'acquisto di una fornace, utile per la costruzione dei nuovo tempio, di alcuni terreni e di alcune case in città, insieme al mantenimento di alcuni sacerdoti che officiavano e per i quali si costruì un'abitazione accanto alla chiesa. Il nuovo edificio venne eretto intorno al vecchio e già nel 1562 presentava finiti i muri esterni e i quattro pilastroni base della cupola. Grazie a nuovi lasciti di beni mobili e immobili nel 1566 risultavano ultimati la cupola e il sovrapposto cupolino e si procedeva alla costruzione degli archi delle cappelle e degli alloggi esterni alla chiesa per i Padri. Nel contempo la chiesa venne offerta alla Congregazione dei Carmelitani Riformati di Mantova, nella persona dei Priore dei convento di S.Maria della Carità di Fermo. La sua fama sempre crescente spinse la cittadina Congregazione dei Bifolchi prima, e successivamente diverse notabili famiglie Maceratesi ( Fata,Ciccolini,Panici, Pancalducci, Mozzi ) a chiedere la concessione, i primi dell'altare Maggiore e le altre delle restanti cappelle che si impegnarono a decorare e mantenere in perpetuo. Come risulta da un'iscrizione posta all'esterno della chiesa, essa nel 1581 risultava ultimata, con esclusione della facciata terminata nel 1587, per mano di Pietro Squella di Menrito Comasco.

LA CHIESA DAL '600 AL'700

Nel 1605, tolta dalla chiesuola primitiva, la Sacra Immagine venne incastrata nel muro dei cappellone, quindi si procedette alla demolizione della vecchia costruzione. I Padri Carmelitani ebbero in enfiteusi perenne tutti i beni della chiesa, dietro stipula di un contratto sottoscritto nel 1789. Essi pensarono a restaurare il tempio e a dotarlo di una Cantoria e di un organo. Le complesse vicende storiche che se-guono alla rivoluzione francese e all'avvento di Napoleone Bonaparte videro coinvolta anche la regione che venne più volte occupata dai francesi e liberata dalle truppe austriache . In tali circostanze nel 1798 il governo francese cacciò i Carmelitani dalla chiesa dove venne insediato l'Ordine dei Filippini che vi rimase per un anno e cioè fino al ritorno degli austriaci che restituirono la chiesa ai Carmelitani.

 

LA CHIESA DALL'800 Al GIORNI NOSTRI

Il ritorno dei francesi nel 1809 comportò la soppressione di tutti gli ordini religiosi. Le proprietà delle Congregazioni e degli Ordini religiosi passarono al pubblico demanio. In virtù di questo, l'Ordine dei Carmelitani venne soppresso, insieme a tanti altri, e la chiesa passò al pubblico demanio e con ciò affidata, con tutti i suoi beni, al parroco dei S.S. Crocifisso dei Cincinelli. La fine dell'avventura napoleonica in Europa ed in Italia, comportò il ritorno del nostro territorio alla autorità pontificia che provvide subito al ripristino degli Ordini religiosi soppressi dal furore iconoclasta illuminista e quindi anche dell'Ordine Carmelitano . Nel 1861, però, i Carmelitani vennero nuovamente cacciati in virtù di un decreto emesso dal Commissario del Governo Italiano che ordinava lo scioglimento della comunità carmelitana cittadina. Ciò nonostante, i Padri ottennero di restare mantenendo la conduzione della Parrocchia che conservano ancora oggi in qualità di Parroci.

 

LE CAPPELLE

Come si può notare dalla planimetria, la chiesa è costituita da ben 11 cappelle. Noi ne prenderemo in considerazione solo alcune.

  1. Entrando a sinistra troviamo la seconda cappella detta Panici iniziata nel 1589 e terminata probabilmente nel 1622. Il quadro dell’altare raffigura in primo piano il santo carmelitano Alberto. In alto, la Vergine e i santi. Autore: Felice Damiani da Gubbio.
  2. Come terza cappella abbiamo quella detta della Madonna delle Vergini che accoglie sotto il suo manto degli adolescenti. L’opera datata 1533 è probabilmente del pittore Lorenzo da Matelica detto Giuda.
  3. Come quarta cappella abbiamo la Cappella Ferri che contiene il famoso dipinto del Tintoretto dell’ Adorazione dei Magi, opera datata 1587.
  4. Segue la cappella Fata che contiene il quadro, opera di ignoto, della Trasverberazione di s. Teresa d’Avila.
  5. Al centro abbiamo la cappella dedicata alla Eucarestia, in cui i pittori Cesare e Vincenzo Conti da Ancona hanno rappresentato l’ultima Cena e le Nozze di Cana.
  6. Come ultima cappella, l’undicesima, c’è la cappella del Battistero con una tela che rappresenta s. Maria Maddalena de’ Pazzi, opera giovanile di Filippo Palazzetti.