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Il complesso del convento di S. Lucia alla Castellina risale ai primi decenni del XVII secolo nella sua struttura fondamentale per essere poi nei secoli successivi arricchito con vari interventi. La chiesa, di stile barocco, appare ad una navata, arricchita da due altari laterali e da due cappelle. Quella di sinistra è dedicata al Crocifisso con una "Orazione nell'orto" di Jacopo Vignali e un "Cristo alla Colonna" di Bartolomeo Silvestrini. Il quadro dell'altare di destra, "La morte di Sant'Alberto" è opera di Orazio Fidani.
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La cappella di destra è dedicata alla Madonna. Le sei tele, sistemate sulle pareti laterali della navata illustrano storie della vita di S. Lucia e sono opere di Lorenzo Carletti e di un certo Fiaschi. L'assunta che troviamo dietro al coro è opera del Volterrano consegnata nel 1684. Gli stucchi sulle arcate che separano la Chiesa dal coro sono opera di Carlo Marcellini nel 1704. Si deve a Niccolò Nannetti l'affresco della volta della Chiesa, sempre nei primi anni del XVIII secolo. Degno di nota è il coro, costruito in legno con intagli pregevoli dello stesso stile che troviamo nei quattro confessionali sulle fiancate laterali della Chiesa. Le due porte in legno di accesso dall'altare maggiore al coro sono del 1705.
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Dal 1969 è sede del movimento laicale carmelitano "La Famiglia" fondato da P. Agostino Bartolini e Amata Cerretelli nel 1948. Scopo di questo movimento era ed è di riunire le varie classi sociali, le varie forze di lavoro, per portarle non ad uno scontro, ma ad un incontro, ad un dialogo, ad un'intesa, ad una collaborazione leale per iniziare e portare avanti l'opera di ricostruzione di una nazione e di una società allora così duramente provate dagli eventi bellici. Altro scopo del movimento era ed è quello di portare gli uomini ad una più perfetta conoscenza del vangelo di Gesù Cristo e ad una più fedele, sincera e gioiosa pratica dell'insegnamento del divino maestro.
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A questo fine a coloro che desiderano far parte del movimento è richiesto di considerarsi tutti come fratelli e come tali, la pratica del comandamento nuovo: "Amaveti gli uni gli altri come io ho amato voi". Oltre ad avere una regola da osservare, che è il vangelo come abbiamo già detto, fu cercato un esempio pratico da imitare e quanto desiderato lo ha offerto la comunità cristiana della prima pentecoste, come ci è presentata dagli Atti degli Apostoli dove erano "Un cuor solo e un'anima sola".
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Nel passato questo luogo ha visto l'incontro con varie personalità di rilievo sia in ambito culturale che sportivo: Vincenzo Torriani, capo ufficio organizzazioni della "Gazzetta dello Sport" e del "Giro d'Italia" di ciclismo; Franco Bitossi e Francesco Moser, corridori professionisti di ciclismo; Alfredo Martini, commissario tecnico della nazionale di ciclismo professionisti; la squadra calcistica della Fiorentina allora allenata da Giancarlo De Sisti; vari pittori, scultori e artisti della realtà fiorentina e nazionale, tra i quali ricordiamo: Arnaldo Miniati, Gualtiero Giannerini, Fiorello Tosoni, Ugo Fognani, Armando Tassinari, Sem Parigi, Mario Romoli, Pagliazzi e altri. Gli appartenenti al movimento non si limitano ad un incontro "interno": molti erano e sono impegnati nelle rispettive parrocchie e un tale impegno si concretizza con una opera di evangelizzazione compiuta nei luoghi di lavoro: piccole o grandi ditte pratesi hanno visto e vedono tra i soci alcuni terziari carmelitani.
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Attualmente il convento è meta di persone provenienti da ogni parte della Toscana: Prato, Pistoia, Firenze, Valdarno, Arezzo e dal movimento stesso abbiamo una buona fioritura di vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa con cinque sacerdoti (P. Agostino, P. Raffaele, P. Marco, P. Simone e P. Massimo) che appartengono alla Provincia Italiana dei Carmelitani; sei professi (Fra Nicola, Fra Teodoro, Fra Luca, Fra Francesco, Fra Simeone e Fra Nino (Antonino) "adottato" Toscano perché nativo della Provincia di Catania. Sono molte le persone che giornalmente salgono questo colle per trovare un po' di pace e ricevere un consiglio per affrontare i problemi della vita quotidiana. Lo stile è quello che la spiritualità carmelitana ci suggerisce: preghiera e fraternità camminando come fratelli incontro all'unico padre che è nei cieli.
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La comunità residente del convento è composta da tre sacerdoti: P. Agostino Bartolini, P. Agostino Gelli e P. Raffaele Duranti e quattro famiglie: Manuela con le figlie Benedetta e Chiara; Marco ed Ester con il piccolo Giovanni; Lorenzo e Susanna con il piccolo Marcello. Inoltre Maria Pia Moriani.
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Oltre alla comunità residente vi è la "comunità secolare": si tratta di una associazione laicale di fratelli (circa 70 persone), legalmente riconosciuta, che settimanalmente si ritrova per un cammino di crescita spirituale e per coordinare le iniziative del movimento stesso. Il complesso è gestito dai religiosi carmelitani in stretto legame con la comunità laicale: il sostentamento è ricavato dal servizio quotidiano alla Chiesa, dalle offerte di coloro che spontaneamente lasciano qualcosa e dal contributo che i fratelli della "comunità secolare" danno per la gestione della vita ordinaria. Con la presenza di P. Agostino Bartolini il convento è stato in parte ristrutturato: è stato fatto l'impianto di riscaldamento, idrico ed elettrico, grazie al lavoro volontario di alcuni terziari carmelitani e nel 1984 iniziarono i lavori per il rifacimento totale dei tetti e degli intonaci delle facciate di tutto il complesso ad opera di una ditta fiorentina.
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