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Un po' della nostra storia…
La
Provincia Italiana dei Carmelitani - posta sotto la protezione del
profeta Elia, di S. Alberto di Sicilia e di S. Andrea Corsini - è nata
dall’unione di quattro realtà carmelitane già preesistenti e operanti in
Italia, e cioè: dalla Provincia Siciliana (prima provincia dell’Ordine
in Occidente, eretta nel secolo XIII), dalla Provincia Toscana e dalla
Provincia Romana (che appaiono con questi nomi già dalla seconda metà
del secolo XIII) e dal Commissariato Generale dell’Italia Settentrionale
(eretto nell’anno 1952, dopo una scissione della Provincia Toscana nel
1947). Tale unione ha avuto luogo nel giugno del 1991.
Fanno parte della Provincia Italia il Commissariato Provinciale della
Repubblica Democratica del Congo, una comunità in Colombia (Cartagena de
las Indias) e una comunità in Romania eretta nell'estate del 2002.
Il Carmelo in
Italia - Linee storiche
L'ITALIA CARMELITANA OGGI
UN PO' DI STORIA
GLI ULTIMI DUE SECOLI
LA VITA
I CARMELITANI
Ci mettiamo
in punta di piedi a narrare quello che fu il tesoro tramandatoci dai
nostri padri, la pietra preziosa fatta fruttificare nella Chiesa
dall'Ordine Carmelitano. Lo facciamo con timore, consapevoli che noi non
siamo certo all'altezza dei nostri padri, ma siccome abbiamo nel cuore e
sulle labbra i loro grandi insegnamenti che tanto bene hanno fatto e
continuano a recare alla Chiesa e al mondo, per questo vogliamo narrare
di loro e, indirettamente, di noi figli del Carmelo.
Da dove veniamo?
Veniamo da
molto lontano sia nel tempo che nello spazio. Veniamo dalla Palestina:
l'antica Terra Santa, l'attuale Israele. Più precisamente, da quel monte
che sovrasta la città di Haifa, dal monte Carmelo, delizia tra i monti
d'Israele. Lì, tra il 1189 e il 1192, un gruppo di fedeli cristiani,
provenienti dall'Europa probabilmente in concomitanza con la terza
Crociata, si stabilirono negli anfratti di quel monte, desiderosi di
essere tutti del Signore. Emisero un voto, un propositum: quello di
vivere obbedienti a Cristo povero e nudo. Di vivere in obsequium Jesu
Christi. Era il tempo in cui il giovane Francesco desiderava fare
altrettanto ad Assisi. Anzi, molti erano coloro che desideravano la
stessa cosa. Perché il periodo storico in cui vivevano era quello del
trapasso dalla società feudale a quella cittadina dei borghi e i valori
antichi si smarrivano e ne avanzavano di nuovi, di diversi. Non tutto
andava buttato via, molto andava conservato. Per questo sorsero uomini e
donne come Francesco, come i fratelli del monte Carmelo.
Un
atteggiamento caro ai primi Carmelitani fu quello del pellegrinaggio sia
perché essi nacquero come pellegrini ma anche perché il pellegrinaggio
fu l'anima del Medioevo. I nostri pellegrini, avendo in mano e sulle
labbra la Parola del Signore quale guida, andarono in Terra Santa non
con le armi ma con la preghiera; la visitarono non come terra di
conquista ma come luogo di pace in cui adorare Dio e consegnarsi a Lui
Signore del luogo. I crociati vi andarono con animo diverso: le armi e
la violenza furono il loro bagaglio.
Tanti altri
valori vissero i nostri padri contrapponendosi alla moda di allora. Per
esempio, al benessere che sempre pi? marcava gli abitanti del borgo,
essi opposero una vita da mendicanti. Veri ribelli di un certo sistema
di comodità, né più né meno che come san Francesco, san Domenico e altri
all'inizio del XIII secolo.
Vedendo
come questi nostri padri si opposero alla cultura dominante, quella del
commercio e del benessere dei nuovi benestanti del borgo, noi loro figli
ci sentiamo meno decisi, più sprovveduti davanti all'avanzare di idoli
equivalenti: mercato e benessere, che tanto male recano ai nostri
contemporanei se usati in
man
^Inizio^iera
spregiudicata.
La santità nel Carmelo
Non
vogliamo parlarti dei santi che già conosci: Teresa d'Avila, Giovanni
della Croce, Teresa di Lisieux, Edith Stein; ma del beato Tito Brandsma
che ci sembra esemplare di tutto il secolo ventesimo. Egli visse in
Olanda. Nacque da genitori contadini nel 1881 e morì nel 1942 a Dachau.
Una vita dedita alla cultura e al sostegno della fede sotto il nazismo.
Fu carmelitano e Rettore magnifico dell'Università cattolica di Nimega
in Olanda. Appassionato di giornalismo, divenne responsabile spirituale
dei giornalisti olandesi nel periodo dell'occupazione nazista
dell'Olanda avvenuta nel maggio del 1940.
Il beato
Tito, forte nella fede, spronò i direttori dei 23 quotidiani cattolici
olandesi a respingere l'ideologia nazista sì da non pubblicare nel
proprio giornale nessun articolo di propaganda nazista. Arrestato per
intralcio alle decisioni dell'occupante tedesco, disse a chiare lettere,
a chi lo interrogava, che i principi cristiani erano incompatibili col
credo nazista. Mai il cristianesimo farà sua l'ideologia nazista. Per
questa sua determinazione finì i suoi giorni nel campo di concentramento
di Dachau.
Noi,
carmelitani, siamo fieri d'aver avuto tra le nostre file un simile
fratello: egli da buon pellegrino, si cibò ogni giorno del santo cibo
della Parola del Signore ed essa lo sostenne nel tempo della prova.
^Inizio^
Il Carmelo in
Italia - Linee storiche
L'ITALIA CARMELITANA OGGI
Dal 1991
l'Italia Carmelitana è organizzata in due Province e un Commissariato
Generale.
La
Provincia Italiana, erede delle tre Province Siciliana, Romana e Toscana
e del Commissariato Generale dell'Italia Settentrionale, si estende su
di un territorio che va da Vittorio Veneto (TV) ad Albano Laziale (RM) e
comprende anche le Isole maggiori (Sicilia e Sardegna). Ha 28 comunità.
E' inoltre presente con una missione in Congo (Commissariato
provinciale, 5 comunità e 48 frati) e una in Colombia con 2 frati;
inoltre la Provincia ha fondato una comunità in Romania.
Il 31
maggio 1989 il Priore Generale emanò un decreto di unione di queste
realtà che già dall’anno 1987 erano unite in un cammino di federazione e
cercavano un modo di convergenza in maniera più solida, affinché il
Carmelo in Italia avesse una nuova qualità e una presenza più
significativa.
Nel 1991 si celebrò il primo Capitolo Provinciale delle Provincie unite.
La
Provincia Napoletana si concentra essenzialmente in Puglia, oltre a due
presenze in Campania e una in Calabria; il Commissariato Generale "S.
Maria La Bruna" si affaccia sui golfi di Napoli e Sorrento.
A Queste
presenze vanno aggiunte la Fraternità interprovinciale di Pozzo di Gotto
(ME) e il convento di Milazzo (ME), dove vive e lavora un frate
carmelitano di Malta.
Questa
distribuzione di presenze è il risultato di quanto avvenuto tra la fine
del XVIII secolo con la soppressione napoleonica, seguita da quella
italiana (1855-1873) e il nostro secolo che ha visto la graduale
ricostituzione del Carmelo italiano.
^Inizio^
UN PO' DI STORIA
I
Carmelitani arrivarono in Italia, provenienti direttamente dal Carmelo e
si stabilirono nel 1235 a Messina e nel 1249 a Pisa. Sono le prime
comunità di cui si ha notizia certa; presto furono seguite da altre,
fondate in breve giro d'anni.
Già nel
1238 doveva esistere la Provincia di Sicilia e in un documento dei 1263
si parla della Provincia d'Italia. Il capitolo di Londra (1281) si
riferiva alla Provincia di Tuscia; in quello di Montpelier (1287)
troviamo allo stesso posto la Provincia Romana; infine nel capitolo di
Bordeaux (1294) la denominazione è Tosco-Romana. Già nel 1281 si nomina
la Provincia di Lombardia. La Provincia Tuscia-Romana venne a sua volta
separata nel Capitolo generale dei 1333, quando anche la Provincia di
Bologna venne separata da quella di Lombardia.
Nel 1321 fu
creata la Provincia di Puglia, ma nel 1333 i suoi conventi furono
attribuiti alla Romana. Solo dal 1379 ebbe vita indipendente la
Provincia di Puglia.
Il capitolo
di Asti (1472) creò le Province Veneta, Anconetana (poi Romagnola),
Napoletana (detta poi di Terra di Lavoro). Ben presto godette di uno
statuto particolare il Carmine Maggiore di Napoli, dal 1524
immediatamente soggetto al Priore Generale.
Lo stesso
capitolo decretò la suddivisione della Sicilia: nacquero così la
Provincia di S. Alberto (Vai di Noto) e quella di S. Angelo (Vai di
Mazara). Ma la divisione fu realizzata in modo stabile solo nel 1585.
Più tardi
videro la luce le Province di Calabria (1575) di Abruzzo (1598) e di
Sardegna (1641).
A tutte
queste e alla già esistente Congregazione Mantovana (1442) vanno
aggiunte le varie Provincie riformate dei Primo Istituto o di Monte
Santo in Sicilia (1645), di S. Maria della Vita a Napoli (1660), di
Piemonte (1671), dei Primo Istituto o di Monte Santo negli Stati
Ecclesiastici (1705), di Santa Maria della Scala dei Paradiso in Sicilia
(1725).
Sono da
ricordare, per le memorie d'arte, di cultura e di fede, i conventi di
Pisa, Firenze, Siena, Brescia, di Ferrara, di S Martino Maggiore in
Bologna, di S. Martino ai Monti in Roma, i "Carmini" di Venezia, il
Carmine Maggiore di Napoli, il santuario dell'Annunziata a Trapani, la
basilica di Catania. Sono però assai diffusi i segni di presenza o
almeno di devozione carmelitana, sparsi un po' qua e là per l'Italia.
^Inizio^
GLI ULTIMI DUE SECOLI
Nel XVII
secolo tra Province e Congregazioni di Riforma in Italia c'era una
quindicina di circoscrizioni e circa cinquemila frati: la sola Sicilia
aveva, oltre alle due antiche Province di S. Alberto e S. Angelo, due
riforme, quella di Monte Santo e quella di S. Maria della Scala dei
Paradiso e circa mille frati. La bufera delle soppressioni napoleonica e
italiana ha praticamente spazzato via il Carmelo italiano.
Molti
conventi e chiese furono requisiti dalle autorità civili e trasformati
in caserme, carceri o uffici pubblici, quando non furono venduti e
variamente utilizzati da privati.
Alcuni
religiosi, impegnando di solito beni familiari oppure ricorrendo anche
all'aiuto di benefattori, riuscirono a riacquistare alcuni conventi e a
conservarli per l'Ordine.
Le attuali
presenze sono dunque il frutto della permanenza in luoghi tradizionali,
magari a motivo della presenza di titoli parrocchiali, o dei riacquisto
di alcuni edifici, o della loro concessione da parte delle autorità
civili per motivi di culto e, infine, di nuove aperture avvenute durante
il secolo. Ad esse vanno aggiunti sedici monasteri di monache
carmelitane e numerose case di suore di vita attiva. In Italia sono,
infatti, presenti tre congregazioni femminili nate in Italia, le
Carmelitane delle Grazie di Bologna, l'istituto di Nostra Signora del
Carmelo, le Suore Carmelitane Missionarie di S. Teresa di Gesù Bambino;
un paio di comunità appartiene alla congregazione spagnola delle
Carmelitane di Orihuela.
Infine,
sono numerosi i laici che ispirano la propria vita alla spiritualità
Carmelitana, in modo diversamente organizzato: dal Terz'Ordine (o Ordine
Laicale Carmelitano) alle Confraternite, dal movimento "La Famiglia" di
Castellina (FI) al "Carmelo Domestico", fino al Movimento Carmelitano,
che raccoglie soprattutto i giovani. A questi gruppi più organizzati
vanno aggiunti gli "Amici dei Carmelo" e i membri della Confraternita
dello Scapolare. Tra i laici carmelitani vanno annoverate anche le
Lavoratrici Missionarie della "Famiglia Donum Dei", presenti in Italia
con diverse comunità.
^Inizio^
LA VITA
Il Carmelo
Italiano è stato particolarmente vivace e attivo. Non per nulla in quasi
ogni paese o città ci sono memorie che ricordano la presenza di
Carmelitani, il loro passaggio, o almeno la devozione popolare alla
Madonna dei Carmine.
I frutti di
santità sono numerosissimi; qualche nome tra i più noti: dai padri
dell'Ordine Alberto (+ 1307) e Angelo di Sicilia (+ prima metà XIII
sec.), ad Andrea Corsini, vescovo di Fiesole (+ 1374), fino alla mistica
fiorentina, Maria Maddalena de' Pazzi (+ 1607.Vanno ancora ricordati i
beati Angelo Mazzinghi (+ 1438), Luigi Rabatà (+ 1490), Bartolomeo Fanti
(+ 1495), Battista Spagnoli, illustre umanista (+ 1516), Giovanna
Scopelli (+ 1491), Arcangela Giriani (+ 1495).
Non
canonizzati, ma non perciò meno santi il venerabile Angelo Paoli, il
"padre dei poveri" (Argigliano-MS - Roma, 1642-1720) e Mariangela
Virgili (Ronciglione-VT 1661-1734).
Tra i
Carmelitani furono numerosi anche uomini di cultura come il già
ricordato Battista Spagnoli, o il pittore Filippo Lippi (1406-1469), che
mantenne un forte legame con l'Ordine nonostante la vita disordinata.
Scienziato e teologo, che parteggiò per Galilei, il Carmelitano Paolo
Antonio Foscarini (1562 ca.-1616). Andrea Mastelioni (1641-1722) riempì
Napoli con la predicazione che sgorgava dalla sua pietà mariana.
La
devozione mariana proposta dai Carmelitani non fu certo veicolo di
sentimentalismo e di spiritualismo. Anzi per secoli costituì il piatto
forte di una spiritualità pratica e fattiva che ha animato, oltre a
religiosi e religiose, numerosi laici, organizzati nel Terz'Ordine o
nelle Confraternite dei mantello bianco prima, dello scapolare poi.
Le promesse
legate allo scapolare (la morte in grazia di Dio e il pronto
raggiungimento del paradiso, per chi indossa lo scapolare con fedeltà,
impegnandosi in una vita alimentata dalla preghiera, dalla sobrietà e
dalla carità) sono state incentivo di vita cristiana impegnata per
generazioni e generazioni di cristiani. Essi si sentirono spinti
dall'amore per Maria; hanno seguito i suoi passi sulle orme di Gesù e ne
hanno imitato l'atteggiamento e le virtù. In tal modo venivano nutriti
dalla solida spiritualità carmelitana fondata sulla dimensione
contemplativa della vita, sull'ascolto della Parola di Dio, sulla
preghiera, che alimentano, costruiscono e sostengono la fraternità e il
servizio ai fratelli.
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